Un giovane ragazzo e il suo aquilone

Di Magazine Avventista

L’hobby di un ragazzo in una giornata di vento si è trasformato in una missione che ha cambiato per sempre la sua chiesa.


Wellington, che aveva dieci anni, amava far volare gli aquiloni.

La sua famiglia viveva nella trafficata città di Mauá, in Brasile, e, nei giorni ventosi, Wellington non vedeva l’ora di uscire.

Afferrava il suo aquilone preferito, uno molto colorato, facile da vedere, e correva fuori dalla porta. Tutti sanno che non si può far volare un aquilone in casa. Sarebbe assurdo: il soffitto lo fermerebbe in circa tre secondi!

Camminava per la strada osservando i dintorni. Un buon “pilota” di aquiloni cerca sempre uno spazio aperto, lontano da case, alberi o fili elettrici. Non c’è niente di peggio che vedere il proprio aquilone incastrarsi in un albero o aggrovigliarsi nei cavi. Un grande parco erboso è il posto perfetto, ma a volte Wellington faceva volare il suo aquilone proprio lì, nella larga strada davanti a casa.

La vera sfida era far salire l’aquilone in cielo. Ma Wellington era bravo. Dando le spalle al vento, teneva l’aquilone in alto, aspettava la folata giusta e lasciava andare il filo velocemente. Se il vento era abbastanza forte, l’aquilone volava in alto, danzando e girandosi finché non prendeva velocità.

Una volta in aria, Wellington aveva un trucco speciale: lasciava che l’aquilone si allontanasse molto da lui, poi lo tirava di nuovo verso di sé, più e più volte. Ogni volta l’aquilone saliva un po’ più su, finché non diventava solo un piccolo puntino colorato nel grande cielo azzurro. Allora lui si piegava all’indietro e lo guardava fluttuare e ondeggiare, libero e felice.

Un giorno, durante le vacanze scolastiche, Wellington era in strada con il suo aquilone quando vide un uomo e una donna avvicinarsi. Gli sorrisero calorosamente.

“Siamo i responsabili di un club di scout in una chiesa avventista qui vicino”, disse l’uomo. “Ti piacerebbe unirti a noi?”, aggiunse la donna. “Facciamo un sacco di attività divertenti… e impariamo a conoscere Gesù attraverso la Bibbia”.

Scout? Wellington non ne aveva mai sentito parlare. La sua famiglia era cristiana, ma non avventista. Tuttavia, l’idea lo incuriosì. Attività divertenti e imparare di più su Gesù sembravano… beh… persino meglio che far volare un aquilone.

Con il permesso dei suoi genitori, a inizio anno scolastico Wellington si unì al club scout. Imparò ad accamparsi, cucinare sul fuoco, marciare in formazione e guadagnare colorati “distintivi” da cucire sulla fascia. Ma la parte migliore fu conoscere Gesù in un modo che non aveva mai sperimentato prima.

Dopo un po’ iniziò a studiare la Bibbia regolarmente con qualcuno della chiesa. Settimana dopo settimana, mese dopo mese, scopriva sempre di più sull’amore di Dio. Tre anni dopo, quando Wellington aveva 13 anni, prese la decisione più importante della sua vita: decise di dare completamente il suo cuore a Gesù e di battezzarsi. Tutta la sua famiglia venne in chiesa per assistere. Wellington si sentiva come se il suo cuore volasse più in alto di qualsiasi aquilone avesse mai fatto volare.

Da allora, ogni sabato frequentava il culto in chiesa. I membri divennero per lui come una seconda famiglia. Ma col tempo iniziò a notare qualcosa di preoccupante: alcuni degli altri scout avevano smesso di venire in chiesa. Poi smisero anche altri. Ben presto non c’erano quasi più giovani alla Scuola del Sabato. Persino il numero dei membri adulti era diminuito.

Wellington era in ansia. E se la chiesa avesse chiuso? Pregò con fervore: “Per favore, Dio, fai un miracolo”.

Mentre pregava, gli venne un altro pensiero: forse poteva essere lui parte di quel miracolo. Si ricordò di come i responsabili degli scout erano venuti da lui quando era solo un bambino che giocava in strada. Ora toccava a lui andare verso gli altri.

Il sabato successivo, Wellington e un suo amico andarono a casa di un ragazzo che non veniva in chiesa da molto tempo. Bussarono alla porta. “Ciao!”, disse allegramente Wellington. “Vorremmo fare la Scuola del Sabato con te, qui a casa tua, oggi”.

Il ragazzo sorrise e li fece entrare. Il sabato seguente andarono in un’altra casa. Sabato dopo sabato continuarono a fare visita ai ragazzi. Dopo tre mesi, cinque bambini e ragazzi erano tornati in chiesa. Dopo sei mesi, 22 giovani partecipavano ogni settimana alla Scuola del Sabato!

Wellington era al settimo cielo. Dio aveva salvato la sua chiesa e, ancor più importante, stava salvando dei cuori. Wellington si sentiva come un aquilone sollevato in alto dalla mano di Dio. “Rendo lode a Dio, che ha tenuto la mia mano”, dice Wellington. “Oggi non posso vivere senza di lui.”

Ti è mai capitato di pensare di essere troppo giovane per fare qualcosa per Dio? La storia di Wellington ci ricorda che Dio può usare chiunque, indipendentemente dall’età, per condurre altri a lui. Quello che è iniziato con un semplice aquilone in una giornata ventosa è diventato l’inizio di un cammino che ha cambiato non solo la vita di Wellington, ma anche quella di molti giovani della sua chiesa. Quando diciamo “sì” alla chiamata di Dio, lui può aiutarci a volare più in alto di quanto potremmo mai immaginare!


Fonte: https://adventistreview.org/experiences/testimonies/the-boy-who-saved-his-church/

Traduzione: Tiziana Calà

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