Raab: dalla vergogna alla salvezza

Di Magazine Avventista

Ti è mai capitato di sentirti giudicato solo per il tuo aspetto, o per qualcosa che qualcuno ha detto di te? A me sì.

Sono un uomo che, in termini medici, viene classificato come “obeso grave”. Sono anche un pastore della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, una chiesa che considera la salute e il benessere come una parte importante del suo messaggio. E questo aspetto della nostra fede mi piace molto. Ma non è sempre stato facile per me conviverci.

Ci sono stati momenti in cui sono entrato in una stanza e ho sentito tutti gli sguardi posarsi su di me. Sono stato accolto entrando in chiesa con un “quanto pesi?” invece di un “benvenuto, che bello vederti qui in chiesa”. Ho sentito i sussurri, ho visto le occhiate di traverso. Ho visitato chiese dove le persone salutavano calorosamente quelli che erano venuti con me, ma evitavano completamente me.

Ricordo un episodio in particolare. Stavamo attraversando l’Australia per andare all’altro capo del paese, mi erano appena stati offerti i ruoli ministeriali che ricopro ancora adesso. Abbiamo deciso di visitare per la prima volta una chiesa locale mentre eravamo di passaggio. Quando ci siamo seduti, un uomo, che poi abbiamo scoperto essere il primo anziano, ha toccato mia moglie sulla spalla e le ha chiesto: “Tuo marito è un lottatore di sumo?”. Eravamo in visita in quella chiesa.

Rabbrividisco al pensiero di altri che potrebbero vivere la stessa esperienza.

Il giudizio scorre nel profondo. Lo senti nelle ossa.

Potresti pensare che io stia cercando compassione: non è così, te lo assicuro. Sto indicando un problema reale nel modo in cui molti cristiani, e in particolare molti avventisti, a volte pensano.

Ed è tutto legato a una cosa: le etichette.

Le etichette sono ovunque. Vengono appiccicate in fretta, spesso senza pensarci, ma portano un peso. Hanno il potere di influenzare il modo in cui gli altri ci vedono, e persino il modo in cui vediamo noi stessi. Le etichette possono isolare, sminuire e ferire.

La verità è che nessuno di noi è sfuggito all’essere etichettato in qualche modo. Forse non riguarda il tuo peso, ma magari il modo in cui ti vesti o il colore della tua pelle. Forse riguarda il tuo passato, le tue origini, le tue battaglie o qualcosa che gli altri credono di sapere su di te.

Ma ecco ciò che ho imparato e che oggi vorrei condividere con te: Dio non usa le etichette come facciamo noi. Lui va oltre. Vede il cuore. Vede l’intera storia. Storie come la mia non sono nuove. In realtà la Scrittura è piena di persone giudicate, etichettate ed emarginate, di cui però Dio si è servito in modo potente.

Una delle mie storie preferite nella Bibbia è quella di una donna pesantemente etichettata, non solo nella sua epoca, ma ancora oggi.

Se ti dicessi queste parole: pagana; prostituta; donna; Gerico. Hai subito capito di chi sto parlando, vero?

Se hai pensato a Raab, hai pienamente ragione.

La storia di Raab è un potente quadro di fede e redenzione. Era una donna, già per questo considerata meno nel suo tempo. Non solo: era pagana ed era anche una prostituta. Per un israelita, era un’estranea, impura e moralmente fallita.

Raab sembrava una candidata improbabile per i piani di Dio. Eppure, quando due spie israelite arrivarono nella sua città, prese una decisione coraggiosa. Le nascose e le aiutò a fuggire, dichiarando: “Poiché il Signore, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra” (Giosuè 2:11). Pur avendo soltanto sentito racconti su Dio, Raab credette. La sua fede la spinse ad agire, anche a costo di un grande rischio personale.

Nel frattempo, dopo la vittoria miracolosa a Gerico, Dio diede agli israeliti un comando chiaro: non dovevano prendere per sé nessuno dei tesori della città. Il bottino di guerra apparteneva al Signore, doveva essere messo nel suo tesoro come offerta di ubbidienza e gratitudine, perché era Dio ad aver dato loro la vittoria. Ma un uomo, di nome Acan, scelse di disubbidire. Di nascosto prese argento, oro e un bel mantello, e li nascose nella sua tenda.

Il peccato di Acan però non rimase nascosto a lungo. Quando Israele andò in battaglia contro la piccola città di Ai, subì una pesante sconfitta. Vite furono perdute perché Dio non era più con loro.

Giosuè cercò il Signore e Dio rivelò che qualcuno, tra il popolo, aveva infranto il suo comando. Tirato a sorte, Acan venne identificato. Ebbe opportunità su opportunità per farsi avanti, ma rimase in silenzio finché non fu costretto a parlare.

Quando infine confessò, le sue parole riecheggiarono il tono della confessione di Adamo ed Eva nel giardino: troppo poco, troppo tardi. Il danno era ormai fatto. A causa del peccato di Acan, non solo lui subì il giudizio, ma altri persero la vita in battaglia e tutta la sua famiglia venne coinvolta. Il tesoro rubato era stato sepolto nel luogo in cui vivevano, il che suggerisce fortemente che la sua famiglia fosse a conoscenza delle sue azioni.

Fu una fine brutale e sconvolgente per quella famiglia, per quel gruppo di persone che faceva parte d’Israele, parte di ciò che oggi chiameremmo “la chiesa”.

Raab e Acan sono due figure potenti e in netto contrasto, entrambe legate alla battaglia di Gerico, ma con esiti molto diversi.

Entrambi ebbero a che fare con “cose nascoste”. Raab nascose le spie, in ubbidienza; Acan nascose il bottino rubato sotto la sua tenda, in ribellione. Un’azione portò alla salvezza e all’inclusione di Raab e della sua famiglia nel popolo di Dio. L’altra portò al giudizio e alla distruzione di Acan e della sua famiglia. La differenza non stava nel loro status o nel loro passato, ma nel loro cuore. Raab temeva il Signore e agì per fede. Acan ignorò il comando di Dio e agì per interesse personale.

Allo stesso modo, il fatto di essere in chiesa non è ciò che ti mantiene al sicuro. È un posto meraviglioso in cui stare, ma mentre ti trovi fisicamente in chiesa il tuo cuore e la tua mente possono essere altrove, nel mondo. Puoi venire in chiesa ogni sabato, ma trascurare di venire a Gesù.

Acan apparteneva alla tribù di Giuda, ma fu estromesso. E qui arriva il colpo di scena poetico… riesci a indovinare in quale tribù fu inserita Raab? Esatto, proprio nella tribù di Giuda. Raab e la sua famiglia non solo presero il posto di Acan e della sua famiglia, ma lei fu onorata diventando un’antenata diretta di Gesù Cristo. Raab era la tris-trisnonna di Gesù. WOW! Che cosa straordinaria. Che speranza incredibile dovrebbe dare a noi oggi!

È facile guardare qualcun altro, una donna che vende il proprio corpo, o una persona dipendente dalla droga, e pensare: io non sono così. Ma la verità è che il tuo peccato ha solo un aspetto diverso. L’unica vera differenza tra te e loro potrebbe essere che tu conosci Gesù e loro no. I tuoi peccati esistono comunque. Sei mancante tanto quanto loro.

Allora lascia che ti chieda:

C’è qualche peccato nascosto che devi portare alla luce?

Qualche pensiero o atteggiamento che ha bisogno di essere riprogrammato dall’azione misericordiosa dello Spirito di Dio?

O forse… sei semplicemente stanco, sfinito, ferito.

Forse hai bisogno di un segno di speranza per arrivare alla fine di questa settimana, solo per affrontare la tua famiglia, il tuo lavoro o persino la tua chiesa.

La storia di Raab ci mostra che c’è speranza.

La vita di Raab ci ricorda che Dio onora la fede, non le origini familiari. L’ubbidienza, non l’apparenza. Lui non vede le “etichette” che altri, o noi stessi, ci hanno messo addosso. Il suo sguardo è rivolto a ciò che è nascosto nel nostro cuore. Che cosa c’è nel tuo cuore oggi? Porta tutto al tuo Re.


Di Broden House, pastore associato presso la chiesa di Livingstone e cappellano al Carmel College, dove vive con sua moglie e i loro tre figli.

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2025/07/04/rahab-from-shame-to-salvation/

Traduzione: Tiziana Calà

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