Miracolo sulla montagna

Di Magazine Avventista •

Il pattugliatore sciistico sconosciuto.


Grant sfrecciava con gli scii sulla neve liscia del pomeriggio, facendo un’ultima curva prima di fermarsi alla fine della pista. Il cielo grigio e soffice si oscurò mentre Grant aspettava il suo amico. “Theron!”, chiamò Grant. “Proviamo l’altro lato della montagna!”.

Theron rallentò fino a fermarsi accanto a lui e alzò lo sguardo verso l’imponente crinale. La vetta scomparse per un momento in una fascia di nuvole in rapido movimento. “Lassù sembra un po’ più scuro”, disse, socchiudendo gli occhi. “Ma va bene, andiamo!”.

I due amici si diressero verso la seggiovia. Una raffica di vento gelido punse loro le guance, come colpite da minuscoli cristalli di ghiaccio. “Ragazzi, siete mai stati lassù?”, chiese l’operatore della seggiovia abbassando la barra di sicurezza sulle loro gambe.

“No, è la prima volta”, rispose Grant.

“È piuttosto impegnativo”, disse l’operatore. “Divertitevi, ma fate attenzione”.

Grant e Theron si scambiarono uno sguardo. “Piuttosto impegnativo?”, mormorò Grant. “Che vuol dire?”. Theron alzò le spalle, e le sue sopracciglia aggrottate riflettevano l’incertezza di Grant.

La seggiovia salì sempre più in alto, con i cavi metallici che ronzavano sopra di loro. Mentre ondeggiavano sopra il pendio che si allargava sotto di loro, ai ragazzi si formò un nodo allo stomaco. Quella parte della montagna non somigliava affatto a quella dove avevano appena sciato! Sotto di loro c’erano piste ripide e strette. Accanto alle piste per esperti c’erano rocce sparse e fitti alberi.

Theron guardò giù per la discesa. “Grant… dobbiamo pregare”.

Grant annuì. “Decisamente”.

Theron pregò piano: “Caro Gesù, per favore facci arrivare giù sani e salvi”.

“Amen”, sussurrarono insieme.

Il vento sulla montagna cambiò direzione. Aumentò di forza, sollevando polvere di neve nell’aria. La seggiovia oscillò leggermente. Il cielo diventò grigio scuro e le ombre calarono sugli alberi. Grant tirò su la zip del giaccone. “Credo che stia arrivando una tempesta”, disse.

Theron annuì, stringendo forte la barra di sicurezza. “Sì… le cose si mettono male”. Quando la seggiovia raggiunse la cima della montagna, il vento ululò e fece vorticare la neve a velocità elevata. I ragazzi scesero dalla seggiovia, con la testa china contro il vento.

“Guarda!”, indicò Grant attraverso la foschia bianca. “Il rifugio del pattugliamento sciistico. Vediamo se c’è una mappa”. Si diressero in quella direzione, con i bordi degli sci che raschiavano sulla crosta dura della neve battuta dal vento. Attaccato alla finestra del rifugio c’era un cartello con scritto: “Chiuso causa tempesta”.

Grant e Theron girarono intorno al rifugio, sempre alla ricerca di una mappa. La neve ricopriva una grande cartina affissa sulla parete posteriore. Theron la ripulì con il guanto. Le parole che apparvero gli fecero sprofondare il cuore. “Grant… siamo nei guai”.

Grant si avvicinò. Tutti i percorsi erano contrassegnati come “pista a doppio diamante nero” o “pista a doppio diamante nero per eserti”. “Sono tutte per sciatori esperti”, disse con voce tesa. “Che facciamo?”.

D’istinto, Theron tirò fuori il telefono. “Forse online c’è un percorso per principianti”. Toccò lo schermo. Per un momento apparve il simbolo di caricamento, poi le parole “nessun servizio” lampeggiarono davanti a loro.


Una coincidenza?

Prima che il panico crescente li travolgesse, sentirono il rumore di passi nella neve. Si voltarono. Uno uomo alto, con la giacca ufficiale rossa del pattugliamento sciistico si stava avvicinando. Sul cartellino del nome c’era scritto “Ben”. Portava lo snowboard con naturalezza sotto un braccio e sfoggiò un sorriso caldo e rassicurante. “Tutto bene ragazzi?”, chiese Ben.

Grant deglutì con difficoltà. “Noi, ehm… non siamo sciatori esperti. E questa tempesta rende difficile vedere. C’è un modo per aiutarci a scendere?”.

Ben non esitò. La sua espressione si addolcì. “Certo. Ci penso io”. Il sollievo invase Grant così in fretta che quasi cadde nella neve.

“Restatemi vicini”, aggiunse Ben. “Con questa bufera non riuscirete a vedere più di pochi metri davanti a voi”. Grant lo seguì da vicino e Theron restò proprio alle sue calcagna. Il vento ruggiva intorno a loro, strattonando le giacche. Grant teneva gli occhi fissi sulla giacca rossa di Ben. Era la sua ancora di salvezza nella tempesta.

All’improvviso Theron gridò: “Grant! Sono bloccato!”. Grant si voltò e vide Theron sepolto fino alle cosce nella neve.

“Vi aspetto”, gridò Ben da davanti, con voce ferma e calma. Grant tirò le braccia di Theron. Theron lottò per liberare gli sci e si raddrizzò. Gli amici sciarono verso Ben. Erano esausti e ansimavano per il freddo e lo sforzo.

Dopo poche curve, lo sci di Grant colpì una buca nascosta, facendolo rotolare nella neve fresca. La caviglia gli si torse di colpo. Prima che potesse chiamare aiuto, Ben si era già voltato, con lo snowboard di nuovo sotto il braccio. Aspettò pazientemente mentre Grant si spazzava la neve dalle gambe e si tastava con cautela la caviglia. Il dolore era pulsante, ma riusciva ancora sciare. “Stai bene, Grant?”, chiese Theron.

“Sto bene”, rispose Grant, anche se la voce gli tremava.

“Va bene”, disse Ben con un deciso cenno del capo. “Adesso vi porto giù”. Curva dopo curva, riuscirono finalmente a scendere. Ben guidava con facilità esperta, fermandosi a ogni svolta del pendio per aspettare i due ragazzi. La tempesta infuriava attorno a loro, ma Ben rimaneva saldo, calmo e sicuro.

Alla fine, il terreno si fece pianeggiante e il vento si placò. Erano arrivati alla base della montagna. “Ce l’avete fatta”, disse Ben con un grande sorriso.

“Non ce l’avremmo fatta senza di te”, rispose Grant, quasi senza fiato per il sollievo.

“Grazie, Ben”, aggiunse Theron. “Ci hai fatto arrivare sani e salvi”.

Ben annuì. “Prego. Adesso sbrigatevi, prendete quella seggiovia per tornare al rifugio prima che chiudano anche quella!”. Prima che potessero dire altro, Ben saltò sullo snowboard e scivolò via, sparendo nella neve leggera che continuava a scendere dal cielo.

I ragazzi sciarono rapidamente fino alla seggiovia. “Svelti”, disse l’operatore. “Siete gli ultimi due”.

“Scusi se ci abbiamo messo così tanto,” disse Grant mentre salivano. “Un pattugliatore sciistico si è fermato ad aiutarci. Non ce l’avremmo mai fatta senza Ben”.

“Ben?”, ripeté l’operatore. “Non c’è nessuno qui con questo nome”.

I ragazzi rimasero in silenzio, increduli, mentre la seggiovia li riportava in salvo. Sotto di loro, i pendii dolci sembravano di nuovo caldi e familiari. Finalmente Grant parlò. “Theron… non pensi che…?”.

“…che Ben fosse un angelo?”, sussurrò Theron, finendo la frase.

“Forse sì”, confermò Grant. “Ma una cosa la so di sicuro”.

“Cosa?”, Theron sembrava pensieroso.

“Era la risposta alla tua preghiera”, rispose Grant. “Dio si è servito di lui per farci scendere da quella montagna”.

Theron annuì lentamente. “Sì, questo è certo”.

“Theron?”, aggiunse Grant, abbozzando un sorriso esausto.

“Sì?”.

“D’ora in poi restiamo sulle piste facili”.

Theron rise. “D’accordo”.

“Poiché egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie” (Salmo 91:11).


Di Jean Boonstra

Fonte: https://adventistreview.org/church-life/our-people/testimonies-our-people/mountain-miracle/

Traduzione: Tiziana Calà

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