La fiorista per matrimoni

Di Magazine Avventista

Mia figlia è una fiorista per matrimoni. Quando mette insieme i fiori in un bouquet, crea un vero capolavoro. Un matrimonio si fa una sola volta, giusto? Quindi i fiori, come tutto il resto, devono essere i più splendidi mai visti prima.

Viviamo a Melbourne, Australia. Nessuno vuole un matrimonio al freddo. Perché, proprio come i fiori, vuoi il clima migliore che puoi trovare, e questo non accade in agosto a Melbourne.

Senza lavoro per tutto il mese, mia figlia ha deciso di provare ad allestire un banco di fiori pop-up in un centro commerciale locale. Così la fiorista per matrimoni si è presentata con i fiori e ha iniziato a fare bouquet. Bouquet da matrimonio. Perché è ciò che fa. E wow, quanti commenti ha ricevuto!

Quando potevo, passavo alcune ore del mio pomeriggio al banco dei fiori. “Questi fiori sono veri?”, era la domanda che mi facevano più spesso.

Sorridendo, rispondevo: “Sì! Sono davvero belli, vero?”. Poi raccontavo di mia figlia, la fiorista per matrimoni, e perché questi fiori sembravano molto più belli di quelli che erano abituati a vedere. “Una fiorista per matrimoni modella ogni fiore”, ripetevo spesso.

Una giovane coppia passò tenendosi per mano. Lei gli sussurrò: “dovresti comprarmi dei fiori!”

Non avrei dovuto sentire quella frase, ma essendo sordo da un orecchio, leggo il labiale con estrema facilità. Replicai: “Sì, dovrebbe!”. Entrambi si girarono e scoppiarono a ridere.

Una signora anziana si avvicinò e disse: “Mi servono dei fiori per la figlia della mia vicina. Ma non sono sicura se passerà di qua ora che sua madre è morta.”

“Quando è morta la tua vicina?”, le chiesi.

“Ieri”.

“Mi dispiace”, risposi. “Conoscevi bene la tua vicina?”.

Lei sorrise calorosamente: “Oh sì, si era trasferita sei anni fa e parlavamo quasi ogni giorno!”.

Feci una pausa e poi chiesi: “La tua amica è morta ieri. Stai bene?”.

Mi guardò con un sorriso commosso: “Che bella domanda,” disse. “Sì, sto bene. Era malata da tempo”.

Ho fatto davvero tante belle conversazioni durante quei pomeriggi al banco dei fiori. Signore, giovani e anziane, tutte volevano raccontarmi dei loro matrimoni. Gli uomini volevano che sapessi di essere stati fioristi, aver consegnato fiori o essere stati sposati. E molte persone volevano solo essere ascoltate. I fiori fanno rallentare le persone. Tutte le cose belle lo fanno.

Un uomo, in particolare, mi è rimasto impresso. Era loquace, ma chiaramente a disagio. Cercavo di capirlo, ma ricevevo segnali strani. Sembrava che volesse dire qualcosa, ma non era sicuro di poterlo fare. Alla fine, sbottò: “Di solito non lo dico, e non so come lo prenderai, ma Gesù ti ama”.

“Lo so!”, risposi sorridendo. “Grazie per avermelo ricordato. Vai in chiesa qui vicino?”.

Chiaramente sollevato, replicò: “Sì, vado nella chiesa in fondo a Hull Road. Si chiama The Sanctuary”.

Risi: “Vado nella stessa chiesa! Solo che io ci vado il giorno prima di te”.

Inizialmente confuso, rispose a sua volta: “Oh! Sei un avventista del settimo giorno?”.

Annuì e dissi: “Sì, ma c’è una cosa che voglio che tu sappia: Gesù ama anche te!”.

Ho condiviso la storia di questa conversazione durante un momento di testimonianza presso la scuola avventista, che si trova sulla stessa strada della chiesa. Quando ho detto la frase: “Vado nella stessa chiesa. Solo il giorno prima di te”, ho incrociato lo sguardo di una delle insegnanti che va in chiesa con me il sabato. Aveva lo stesso sguardo confuso di quell’uomo. Cosa stavo sbagliando?

Solo qualche giorno dopo, leggendo un libro, ho capito come stavo confondendo la gente. In “A Work of Heart” di Reggie McNeal, viene descritta una nuova mentalità che sta emergendo nel cristianesimo, anzi, il ritorno di un’antica mentalità, nella quale i seguaci di Gesù vedono solo due culture: il regno di Dio e il mondo pre-cristiano. In un mondo dove Gesù è largamente sconosciuto, ci sono solo due tipi di persone: quelle che conoscono Gesù e quelle che non lo conoscono. Negli ultimi 200 anni, durante l’era cristiana e post-cristiana, le molte denominazioni del cristianesimo sono state in competizione tra loro, cercando di “rubarsi le pecore” dove e quando potevano. Molte persone cresciute in chiese premillenariste hanno ancora questa mentalità. Ma noi, popolo di Gesù, che vediamo il mondo pre-cristiano intorno noi, lavoriamo insieme. E, per quanto il mondo abbia bisogno di Gesù, noi che lo seguiamo abbiamo bisogno gli uni degli altri!

Il mio ultimo giorno al banco dei fiori, osservavo mentre una signora anziana molto incurvata e la sua badante si avvicinavano lentamente a un angolo del banco. Finalmente raggiunsero il banco dei fiori. Gli occhi della donna erano abbassati, fissi sul suo deambulatore che spingeva, passo dopo passo. Aspettai finché non fu proprio davanti a me, circondata dai fiori. “Ciao!”, le dissi allegramente. Lei alzò piano lo sguardo fino a incrociare il mio. “Come va oggi?”, chiesi.

“Non va affatto bene,” rispose.

“È una di quelle giornate, vero?”, continuai.

Lei annuì.

Poi, con voce gioiosa, dissi: “Ma guarda! I fiori!”. E con un gesto da prestigiatore, li indicai. Lei sorrise e guardò i fiori, forse vedendoli per la prima volta. Poi aggiunsi: “Tutti abbiamo giornate difficili, ma i fiori aiutano”.

“Vero, aiutano,” disse. Guardai la sua badante, forse sua figlia, che mi sorrise con gli occhi lucidi.

“Sono gratis da guardare,” dissi piano. “Fermati quanto vuoi”. E lei lo fece. Poi tornò a fissare il deambulatore e proseguì la sua giornata, spero un po’ più felice dopo essere stata con un seguace di Gesù, tra i suoi fiori.

Oggi penso a mia figlia, la fiorista per matrimoni, e al modo in cui modella ogni fiore. E non posso fare a meno di pensare: non è questo il compito di ogni seguace di Gesù? Ogni giorno incontriamo persone, e nella conversazione, con tempo e cura, le plasmiamo amorevolmente nella meravigliosa immagine del loro Creatore.


Di Dave Edgren, narratore e scrittore che vive in Australia.

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2025/10/22/the-wedding-florist/

Traduzione: Tiziana Calà

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