Gli occhi di Sansone

Di Magazine Avventista

Come ogni bambino, ho sempre amato la storia di Sansone. La monitrice della Scuola del Sabato diceva: “Era l’uomo più forte del mondo”. I dettagli del racconto e il numero di persone che sconfisse lo facevano sembrare il più grande dei supereroi, più forte di qualsiasi personaggio Marvel. Ma la fine della vita di Sansone sorprende: a differenza della maggior parte degli eroi che ammiriamo, Sansone muore.

La storia di Sansone è piena di alti e bassi. Nacque con uno scopo speciale, scelto da Dio (cfr. Giudici 13:3‑5) e benedetto con una grande forza (cfr. Giudici 14:6; 15:14-15). Ma la sua vita non andò come ci si sarebbe aspettato. Più di ogni altra cosa, la storia di Sansone parla di come usò i suoi occhi: ciò che guardava (cfr. Giudici 14:1-2), ciò che seguiva e come questo influenzò la sua vita. I suoi occhi lo condussero spesso nella direzione sbagliata e, alla fine, li perse (cfr. Giudici 16:21). Ma fu proprio allora che cominciò davvero a vedere con chiarezza (cfr. Giudici 16:28‑30).


Giudici: ognuno faceva quello che gli pareva meglio

La storia di Sansone si trova verso la fine del libro dei Giudici, un’epoca in cui il popolo d’Israele dimenticava spesso Dio. Una frase ricorrente del libro è: “Ognuno faceva quello che gli pareva meglio” (Giudici 21:25). È esattamente ciò che fece Sansone. Quando vedeva qualcosa che desiderava, la inseguiva, anche se non era ciò che Dio voleva per lui. Quando vide una donna filistea, disse ai suoi genitori: “Prendimi quella perché mi piace” (Giudici 14:3). Prendeva decisioni basandosi su ciò che sembrava buono, non su ciò che era buono.

In ebraico, la parola ayin (עַיִן) significa “occhio”, ma può indicare anche il nostro modo di vedere o di comprendere le cose. La parola ra’ah (רָאָה) significa “vedere” ed è usata sia per la vista fisica sia per una comprensione più profonda. Quando Sansone diceva che qualcosa era “giusto ai suoi occhi” (yashar יָשָׁר), che gli piaceva, intendeva che, secondo lui, era buono, anche se non lo era agli occhi di Dio. Era lo stesso problema dell’intera nazione.

Sansone vide una donna (cfr. Giudici 14:1), vide del miele nella carcassa di un leone (cfr. 14:8), vide una prostituta a Gaza (cfr. 16:1) e si fidò di Dalila per ciò che vedeva all’esterno. Ma tutte queste scelte lo allontanarono da Dio. Alla fine, i Filistei lo catturarono e gli cavarono gli occhi (cfr. Giudici 16:21). Divenne cieco. Ma, in un certo senso, fu proprio allora che cominciò a vedere chiaramente per la prima volta.


Perdere la vista per trovare la visione

Dopo aver perso la vista fisica, Sansone iniziò a comprendere il vero scopo della sua vita. Pregò Dio, non solo per vendicarsi, ma per avere la forza di portare a termine ciò per cui era stato chiamato: “Signore, Dio, ti prego, ricordati di me! Dammi forza per questa volta soltanto” (Giudici 16:28). Alla fine, Sansone diede la propria vita per sconfiggere i Filistei. Fece di più con la sua morte che durante tutta la sua vita (cfr. Giudici 16:30). Questo cambiamento ci mostra qualcosa di importante: quando Sansone non poteva più vedere con gli occhi, iniziò a capire con la fede. Mentre Sansone inseguiva ciò che sembrava buono, Dio rimase concentrato su ciò che era davvero buono.


E noi?

Per me, la storia di Sansone è più di un racconto storico: è come uno specchio. Ricordo momenti in cui ho seguito ciò che sembrava buono all’esterno, inseguendo opportunità, relazioni o persino riconoscimenti, senza prima chiedermi se fossero buoni agli occhi del Signore. Come Sansone, i miei occhi hanno spesso vagato, e ho imparato a caro prezzo che non tutto ciò che luccica viene da Dio. La storia di Sansone mi ricorda che la mia visione può fallire, ma quella di Dio no.

In questo ventunesimo secolo, quasi tutto appare affascinante.

Le nuove filosofie ci dicono: “segui il tuo cuore”.

Le ideologie promettono libertà, ma possono portare divisione.

La spiritualità è spesso plasmata dai sentimenti più che dalla Parola di Dio.

La politica è piena di personaggi che appaiono forti ma che mancano di integrità.

L’intrattenimento è ovunque: veloce, divertente, scintillante e spesso superficiale.

Persino l’IA e le nuove tecnologie possono sembrare entusiasmanti, ma, se non stiamo attenti, possono apparire buone senza servire davvero il cuore.

Dobbiamo essere onesti: non tutto ciò che sembra buono è buono.

Come Sansone, siamo tentati di vivere per ciò che vediamo. Ma Dio ci chiama a vivere per fede.

La buona notizia è questa: anche quando falliamo, Dio continua a vederci; continua ad amarci. Può ancora servirsi di noi. Proprio come diede a Sansone un’ultima possibilità, dona anche a noi grazia e speranza. Come Sansone, possiamo facilmente seguire i nostri occhi invece della nostra fede. La Bibbia ci avverte: “C’è una via che all’uomo sembra diritta, ma essa conduce alla morte” (Proverbi 14:12).


Da dove veniva la forza di Sansone… e qual era la sua debolezza?

Si dice spesso che la forza di Sansone fosse nei suoi capelli. Ma era davvero così?

Sì, Dio aveva detto ai suoi genitori che sarebbe stato un nazireo fin dalla nascita (cfr. Giudici 13:5) e una parte del voto di nazireato era non tagliarsi i capelli. Quando Dalila gli tagliò i capelli, il segno esteriore del suo voto fu spezzato. Ma il vero problema non erano i capelli: era il suo cuore vuoto. Giudici 16:20 lo afferma chiaramente: “Ma non sapeva che il Signore si era ritirato da lui”.

La forza di Sansone non veniva dai capelli: veniva da Dio. I capelli erano solo il simbolo di quella relazione. Quando Sansone prese alla leggera la sua chiamata, quando continuò a spingere i limiti e alla fine rivelò il suo segreto a una donna che non lo amava, si sottrasse alla protezione di Dio.

E la sua debolezza?

Non era Dalila. Non erano i Filistei. Erano i suoi occhi.

Fin dall’inizio, Sansone visse guidato da ciò che vedeva. Vide una donna e disse: “Prendimi quella perché mi piace” (Giudici 14:3). Corse dietro a bellezza, pericolo e piacere, cose che sembravano buone ma non lo erano per lui. I suoi occhi lo trascinarono lontano dal piano di Dio, ancora e ancora.

Alla fine, il nemico gli cavò gli occhi (cfr. Giudici 16:21). Gli occhi di Sansone furono insieme il suo dono e la sua rovina. La sua debolezza stava in ciò che sceglieva di seguire con lo sguardo. E la sua forza tornò quando, pur senza più vedere, tornò a rivolgere lo sguardo a Dio.

La Bibbia ci chiama a uno stile di vita diverso, non basato su ciò che vediamo, ma su ciò che Dio vuole che siamo. “Il giusto per la sua fede vivrà” (Abacuc 2:4). Paolo ripropone questo pensiero nel Nuovo Testamento, dicendo: “Poiché camminiamo per fede e non per visione” (2 Corinzi 5:7). Questi versetti ci sfidano a fidarci della voce di Dio più che dei nostri occhi. In un mondo pieno di distrazioni e illusioni, la fede in Dio è l’unico cammino davvero chiaro.

Sansone muore a causa di un cuore vuoto e di occhi vaganti. La sua storia ci pone una domanda semplice ma seria: vivremo secondo ciò che sembra giusto, o secondo ciò che è giusto agli occhi di Dio?


Di Toma Naivalu, che è originario delle Figi; sta conseguendo un master in teologia, con specializzazione in teologia sistematica, presso l’Adventist International Institute of Advanced Studies, nelle Filippine.

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2025/09/19/samson-vacant-heart-wandering-eyes/

Traduzione: Tiziana Calà

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