Gesù, nella tempesta con noi

Di Magazine Avventista

“Ma subito Gesù parlò loro e disse: Coraggio, sono io; non abbiate paura!” (Matteo 14:27).


Ho rinunciato ai film horror anni fa, non perché non siano adrenalinici, ma perché mi piace dormire la notte senza la mia immaginazione che trasforma ogni suono in un serial killer in agguato o un demone sotto il letto che pianifica la mia fine. Ogni crepitio della casa diventava una minaccia soprannaturale. Le ombre si trasformavano in mostri e anche il gatto di famiglia sembrava avere un luccichio sospetto negli occhi, come se sapesse qualcosa che io non sapevo. Tutta questa inutile paranoia, per il prezzo di un biglietto del cinema e un secchiello di popcorn troppo costosi.

Un giorno mi sono reso conto di una cosa: spendevo soldi per avere paura. La paura che provavo? Completamente autoinflitta. Così, ho fatto l’unica cosa ragionevole: ho smesso di guardare film horror. Quella decisione mi ha portato molta pace. Ma siamo realisti: i film di paura sono una cosa; la paura della vita reale è un’altra. E se stiamo parlando di paura reale, poche cose si paragonano a quello che i discepoli hanno sperimentato nel mezzo del mare di Galilea durante una notte tempestosa.

Immaginati la scena: è buio pesto; sei in una barca, a chilometri e chilometri dalla costa quando, improvvisamente, irrompe una violenta tempesta. Il vento ulula, la pioggia cade violenta e le onde fanno ondeggiare la tua barca come un giocattolo in una vasca da bagno. Sei inzuppato, esausto e ti tieni stretto alla barca, sapendo che finire in acqua è una possibilità reale. Proprio quando pensi che le cose non potrebbero andare peggio di così, vedi qualcosa, o piuttosto qualcuno, camminare sull’acqua verso di te.

Sembra la trama di un film horror.

Qual è stata la reazione dei discepoli?

“È un fantasma!”, gridarono.

Ecco, non li biasimo per nulla. Mettiti nei loro panni. È buio; stai combattendo contro una tempesta. E all’improvviso, una figura spettrale si avvicina sulle onde? No. Anch’io avrei dato di matto.

La Bibbia dice che erano pescatori esperti, uomini che conoscevano bene l’elemento dell’acqua. Se qualcuno doveva essere in grado di gestire una tempesta, erano loro. Ma quella tempesta li aveva fatti agitare. E quando la paura si mescola con l’esaurimento e l’incertezza, distorce tutto, persino quello che si vede. La loro paura li aveva convinti che stavano vedendo un terrore soprannaturale e non il loro Salvatore.

Ma poi, in mezzo al caos, ecco una voce chiara, ferma e familiare:

“Coraggio, sono io; non abbiate paura!” (Matteo 14:27).

Gesù non ha immediatamente calmato la tempesta. Non ha schioccato le dita, trasportando la barca in sicurezza. Ha fatto invece qualcosa di ancora più potente: è “entrato” nella tempesta con loro.

Non è proprio da lui?

Non sempre rimuove subito la tempesta. A volte, lascia che le onde infuriino un po’ di più. Ma nel mezzo di tutto questo, parla di pace, non necessariamente alle circostanze, ma a noi. Ci rassicura, dicendoci che non siamo soli. Ci invita ad avere coraggio. Ci ricorda che non dobbiamo aver paura.

E questo cambia tutto.

Ci siamo passati tutti, no? Forse non in una barca nel bel mezzo del mare (o di un grande lago), ma abbiamo tutti affrontato delle tempeste. Una diagnosi che non ci aspettavamo; la pressione finanziaria da cui non vediamo una via d’uscita; il cuore spezzato che ci lascia distrutti; l’ansia che ci tiene svegli di notte. La paura cresce quando ci concentriamo su ciò che possiamo vedere: il caos, l’incertezza, il pericolo. Proprio come i discepoli, le nostre menti iniziano a riempire gli spazi vuoti con gli scenari peggiori.

Ma Gesù ci invita a guardare ancora.

Cosa succede se la cosa che all’inizio sembrava terrificante è in realtà la sua persona che viene verso di noi? E se la tempesta non fosse la prova che siamo stati abbandonati, ma la prova che lui si sta avvicinando? Cosa succede se la cosa che temiamo di più è il luogo dove Gesù sta per apparire?

A volte, nella nostra paura, interpretiamo male la sua presenza. Vediamo un fantasma quando in realtà si tratta del nostro Salvatore. Presupponiamo che sia distante quando in realtà è proprio lì, vicino a noi. Ci aspettiamo un giudizio quando in realtà lui offre la pace.

Gesù non cammina sull’acqua solo per impressionarci. Cammina sull’acqua per mostrarci che ciò che minaccia di affondarci è già sotto i suoi piedi. Non ha paura delle nostre tempeste; non è sopraffatto dalle nostre lotte; non è intimidito dai nostri dubbi.

Allora, cosa possiamo fare quando veniamo sorpresi da una tempesta? Ascoltiamo la sua voce.

E quando lo sentiamo dire: “Sono io; non abbiate paura!”, rassereniamoci. Colui che comanda le onde, cammina proprio accanto a noi.

La tempesta può ancora infuriare per un po’. Le onde non possono sparire all’istante. Ma la sua presenza è sufficiente a portare pace prima che il mare ritorni a essere calmo.

Quindi, la prossima volta che ti trovi nel bel mezzo di una tempesta, ricorda questo: Gesù è già lì; ti vede; sta camminando verso di te, è già al tuo fianco. Non sta osservando standosene in panchina, ma è disposto a entrare nella tempesta con te.

E quando volgerai nuovamente lo sguardo, vedrai ciò che i discepoli sono infine riusciti a vedere: Colui che cammina sull’acqua sta camminando proprio accanto a te.

Abbi coraggio. È Gesù e ha cura di te.


Di Gamal Alexander

Fonte: https://www.messagemagazine.com/articles/its-me/

Traduzione: Tiziana Calà

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