Geremia, il profeta piangente

Di Magazine Avventista

Sono sempre affascinato dalle narrazioni in divenire dell’Antico Testamento, dal ruolo di ogni personaggio e da come agisce il nostro Dio fedele al patto. Ci sono giorni in cui visualizzo ogni storia: che si tratti di un viaggio, di un campo di battaglia o di qualcosa di semplice come un ritrovo di famiglia. Geremia è uno di quei libri che forse trascuriamo quando pensiamo alle “grandi storie” dell’Antico Testamento. Oltre a esser conosciuto come profeta maggiore e al fatto che Geremia 29:11 è un testo citatissimo, è importante ricordare che Geremia fu uno di coloro che sperimentarono personalmente l’esilio di Giuda a Babilonia.

Geremia fu chiamato al ministero durante il regno degli ultimi re di Giuda, in particolare Giosia (627 a.C.), Ioiachim (609–598 a.C.) e Sedechia (587 a.C.). Iniziò il suo lavoro profetico mentre l’impero assiro stava crollando e i babilonesi guadagnavano potere. Il tentativo del re Giosia di intervenire in questo cambiamento degli equilibri portò alla sua morte prematura e alla sottomissione di Giuda all’Egitto. Ioacaz divenne brevemente re, ma fu presto sostituito da Ioiachim, che cambiò alleanza passando dall’Egitto a Babilonia. La successiva ribellione di Ioiachim contro Babilonia si concluse con la sua morte e con la nomina del figlio Ioiachin, seguito poi da Sedechia come re. Il governo inefficace di Sedechia e il suo tentativo fallito di fuggire da Gerusalemme portarono alla distruzione della città e alla sua cattura da parte dei babilonesi. Questo era lo scenario politico di Giuda mentre Geremia svolgeva il suo ministero profetico.

Come per gli altri profeti, il Signore rivelò a Geremia un piano preciso per il suo futuro: “Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni” (Geremia 1:5).

Geremia obiettò, sostenendo la sua incapacità a parlare a causa della giovane età, ma il Signore lo incoraggiò: “Non dire: Sono un ragazzo, perché tu andrai da tutti quelli ai quali ti manderò e dirai tutto quello che io ti comanderò. Non li temere, perché io sono con te per liberarti, dice il Signore” (Geremia 1:7-8). In questa rassicurazione, Dio usò verbi potenti per descrivere l’enorme responsabilità affidata a Geremia: sradicare, demolire, abbattere, distruggere, costruire e piantare (cfr. Geremia 1:10). In questo versetto, e in tutto il libro, emerge un messaggio ricorrente: un severo giudizio unito a un barlume di speranza per la nazione.


Un’alleanza infranta

I primi 24 capitoli del libro di Geremia delineano una serie di sermoni. In questi sermoni, Geremia proclama il giudizio, un’imminente invasione e rovina sulla nazione di Giuda. Giuda ha rotto la sua alleanza con Dio attraverso il culto degli idoli, la corruzione morale e le ingiustizie sociali. Questo è evidente nel sermone di Geremia al tempio (cfr. capitolo 7). Troviamo Giuda che adora divinità cananee, brucia incenso in favore di Baal e “va dietro ad altri dèi” (cfr. Geremia 7:9). Le strade di Gerusalemme sono piene di uomini, donne e bambini che accendono fuochi per offrire focacce alla “regina del cielo” mentre versano libazioni ad altri dèi (Geremia 7:18). La corruzione cresceva tra il popolo. Mentre adoravano Dio dentro il tempio, opprimevano stranieri, orfani e vedove fino a spargere sangue innocente fuori dal tempio (cfr. Geremia 7:6). Nella città, Dio vedeva furti, omicidi, adulterio e falsa testimonianza. Tali pratiche di ingiustizia sociale erano chiare violazioni della Torah e dei comandamenti di Dio (cfr. Geremia 7:9).


Un messaggio di speranza

Anche se a Geremia fu affidato il compito di annunciare un grave giudizio su Giuda, c’era un barlume di speranza. Nonostante la loro ribellione, Geremia profetizzò che la terra che abitavano (la Terra Promessa) sarebbe diventata desolata e che il servitore di Dio (Babilonia) li avrebbe dominati per 70 anni (cfr. Geremia 25:9,11). Tuttavia, dopo 70 anni, Dio avrebbe punito Babilonia per le sue iniquità (cfr. Geremia 25:12). Questa stessa promessa appare nella lettera di Geremia agli esiliati a Babilonia nel capitolo 29: “Poiché così parla il Signore: Quando settant’anni saranno compiuti per Babilonia, io vi visiterò e manderò a effetto per voi la mia buona parola facendovi tornare in questo luogo” (Geremia 29:10). Questa era la speranza che Geremia condivise con la nazione di Giuda: nonostante la loro disubbidienza, Dio li avrebbe liberati.


Il rifiuto di Geremia

Non riesco a immaginare come si sia sentito Geremia quando lui e il suo messaggio furono respinti dai sacerdoti e dai profeti, fino a ricevere minacce: “Tu devi morire!” (Geremia 26:8). I fatti parlano chiaro: il messaggio di Geremia non venne accolto facilmente dalla nazione. I suoi scritti, che avvertivano il popolo, furono distrutti dal re Ioiachim (cfr. Geremia 36:25). Fu imprigionato e gettato in una cisterna dal re Sedechia (cfr. Geremia 38:6) e infine portato con la forza da un gruppo di Israeliti in Egitto per sfuggire ai Babilonesi (cfr. Geremia 43).


Esprimi i tuoi desideri

Dio ascolta quando esprimiamo le nostre preoccupazioni più profonde. Dopo aver annunciato la rovina della nazione, Geremia espresse il suo dolore: indossò un sacco e desiderò che la sua testa fosse piena d’acqua e i suoi occhi una fonte di lacrime per poter piangere giorno e notte per i caduti del suo popolo (cfr. Geremia 9:1-2). Ricordo gli ultimi giorni delle superiori. Avevo informato mia madre del programma di diploma con settimane di anticipo ed espresso quanto fosse importante per me, il suo primogenito, averla presente in quella occasione. La mattina del diploma mi avvicinai all’insegnante e le dissi dell’impossibilità di mia madre di essere presente.

Lei rispose: “Va bene, ci siamo noi per te”.

Mi ritrovai seduto nell’ultima fila della sala, guardando i genitori che sostenevano allegri i loro figli. Sprofondai nella sedia. Stavo per diplomarmi come il miglior studente del gruppo dell’anno ‘13, con altri riconoscimenti. Ma mi sentivo solo.

Quella notte sgattaiolai fuori dal dormitorio e mi sedetti sotto una palma da cocco, riversando il mio cuore a Dio e piangendo tutte le mie lacrime. Fui interrotto da una voce tranquilla e sommessa: “Guarda in alto verso il cielo”. Accecato dalle lacrime, mi asciugai il viso e vidi migliaia e migliaia di stelle. La voce sussurrò: “Ecco quanto ti amo”.

Dio ci ascolta quando esprimiamo le nostre preoccupazioni più profonde. Prende a cuore i nostri sentimenti e tutto ciò che possiamo portare all’altare.


Il ministero impopolare di Geremia (cfr. Geremia 20:7-18)

Alcuni membri hanno lasciato la tua chiesa? Qualcuno partecipa alle riunioni di preghiera settimanali? Geremia si lamentò di essere stato ingannato da Dio. Desiderava non nominare più Dio, sentendosi stanco e deriso da tutte le parti. Tuttavia, riconobbe che Dio era con lui e avrebbe combattuto per lui, perché Dio mette alla prova i giusti. Quando il ministero e la vita sembrano aver toccato il fondo, molti mettono in dubbio l’autorità di Dio e i suoi piani, mentre alcuni pensano di mollare. Curiosamente, più Geremia si soffermava sulla sua delusione e impopolarità, più si convinceva della certezza di Dio nella sua vita. Geremia insegna che quando la strada è poco chiara e stretta, non dobbiamo tornare indietro né avanzare alla cieca. Dobbiamo piuttosto fermarci, affrontare i nostri problemi esistenti e ricercare la volontà di Dio. Quando arriva la chiarezza, possiamo proseguire. È sempre meglio prendere decisioni quando la coscienza è limpida e in pace con Dio.


La speranza in un mondo oscuro (cfr. Geremia 29)

Quando Dio parlò a Geremia riguardo all’assedio di Babilonia, Geremia gridò angosciato perché era preoccupato per il suo popolo. Non possiamo dimenticare che il Dio che serviamo è un Dio fedele all’alleanza: “Infatti io so i pensieri che medito per voi, dice il Signore, pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza” (Geremia 29:11).

Questo era il messaggio di Geremia per Giuda: nonostante le tante volte in cui avevano offeso Dio, il Signore li aveva ancora nel suo cuore. Offriva pace, futuro e speranza in mezzo alla cattività. Quella promessa si estende a noi oggi attraverso Cristo. Egli offre pace, futuro e speranza a chiunque si trovi in cattività. E a quanti hanno sperimentato personalmente questa speranza, ricordiamo l’opera di Geremia. Un vaso di speranza per la nazione, indipendentemente dalla nostra giovane età e dall’incapacità di parlare, perché Dio metterà le sue parole nella nostra bocca.


Di Jordan Weatherall; è nato nelle Isole Figi e attualmente serve come insegnante di inglese per TPUM nel East Java, nell’Indonesia occidentale.

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2025/06/19/jeremiah-the-weeping-prophet/

Traduzione: Tiziana Calà

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