Filippesi: l’epistola dell’amicizia

Di Magazine Avventista

L’autrice Ernestine Hill, nel suo romanzo storico My Love Must Wait, racconta come l’esploratore Matthew Flinders sposò Ann Chappelle poco prima di compiere la circumnavigazione dell’Australia all’inizio del XIX secolo. Durante il viaggio di ritorno, si fermò sull’isola delle Mauritius (la mia terra natale), allora sotto dominio francese. Sospettandolo una spia inglese, il governatore francese Charles Decaen lo fece imprigionare. Durante i sei anni di prigionia, separato da sua moglie, Matthew Flinders scrisse ogni giorno lettere ad Ann, esprimendole il suo profondo amore, quanto le mancasse e il suo struggente desiderio di ricongiungersi a lei.

In modo simile alle lettere di Flinders, l’Epistola ai Filippesi è una lettera a persone amate, una lettera di amicizia indirizzata alla chiesa di Filippi. Lettere di questo tipo non erano rare nel mondo greco‑romano. Queste lettere erano un’espressione scritta dell’amicizia e spesso servivano come legame tangibile tra persone lontane l’una dall’altra.

Anche Paolo, scrivendo dalla prigione (cfr. Filippesi 1:7,13,17), esprime nella lettera ai Filippesi il suo amore duraturo e la sua amicizia, nonostante la separazione. Inoltre, esorta e incoraggia i credenti di Filippi a coltivare l’armonia tra loro, promuovendo amicizie cristiane moralmente rette.


L’amicizia tra Paolo e i filippesi

Le espressioni di affetto e di attaccamento caratterizzano un’amicizia duratura. La lettera di Paolo ai Filippesi è intrisa di un linguaggio d’amore verso i destinatari. Per esempio, egli dice che si ricorda di loro (cfr. Filippesi 1:3) e prega per loro (cfr. 1:4). Dichiara il suo affetto chiamandoli suo amore, sua allegrezza e sua corona (cfr. 1:8; 4:1). Inoltre, comunica il calore della loro relazione affermando che sono desideratissimi (cfr. 4:1).

Ci sono molte ragioni per questo affetto tra Paolo e i filippesi. Essendo la prima chiesa fondata da Paolo (cfr. Atti 16:9-18:22), la comunità di Filippi occupava un posto speciale nel suo cuore (cfr. Filippesi 1:7). Questa chiesa mostrò grande cura nei confronti di Paolo (cfr. 4:10) e lo sostenne generosamente dal punto di vista economico (cfr. 4:15-16). Infine, per molti, nulla esprime l’amore quanto i doni, e Paolo riconosce di essere ricolmo di beni (cfr. 4:18). Perciò, una lettera di amicizia è particolarmente adatta, dato che Paolo e i membri della chiesa di Filippi hanno condiviso negli anni un’amicizia forte e affettuosa.


L’eredità dell’amicizia

Fu Abraham Lincoln a rendere popolare la frase: “Una casa divisa contro se stessa non può reggersi in piedi”. Analogamente, uno dei mali più grandi del mondo greco‑romano era la frattura della società. Gli scrittori di quell’epoca sostenevano che l’unità all’interno di un gruppo sociale conduce sempre al bene più grande per la comunità.

Nella lettera ai Filippesi, una vera amicizia produce il bene della chiesa (cfr. Filippesi 2:2-4). L’autentica amicizia cristiana favorisce una gioia condivisa (cfr. 1:25; 2:2,17-18,29), l’armonia e il bene degli altri (cfr. 2:1-4). Per Paolo, l’amicizia tra i credenti sfocia nella pace (cfr. 1:2). Lungi dall’essere soltanto assenza di guerra, la pace racchiude l’idea di abbondanza, pienezza e benessere (cfr. Levitico 26:3-13). Di conseguenza, pace, gioia e armonia sono essenziali perché la comunità possa crescere, prosperare e fiorire.


Gli oppositori dell’amicizia

Ogni grande amicizia si scontra con forze contrastanti che cercano di incrinarne i legami. Per esempio, Saul si oppose con violenza all’amicizia tra Gionatan e Davide (cfr. 1 Samuele 20:30-34). Allo stesso modo, nel mondo antico i nemici rappresentavano una seria minaccia per qualunque amicizia, e questo metteva in evidenza l’importanza di stabilire confini ed escludere i nemici dal cerchio dell’amicizia.

Nel contesto greco‑romano, Paolo riconosce la presenza di avversari dell’amicizia a Filippi. Presenta per la prima volta questi oppositori in Filippesi 1:28, definendoli proprio come “avversari”. Più avanti, usando un linguaggio molto duro, li descrive come cani e cattivi operai (cfr. Filippesi 3:2). Diversamente dall’umiltà esemplificata da Cristo, questi avversari predicano per invidia e con spirito di rivalità (cfr. 1:15-18). Sono nemici della croce (cfr. 3:18) e sono mossi dalla superbia (cfr. 3:19). Inoltre, sono legalisti, giudaizzanti che esigevano che i convertiti gentili fossero circoncisi (cfr. 3:2). Gli oppositori vengono identificati in netto contrasto con coloro che sono considerati amici nella comunità, perché si oppongono alle virtù e ai principi cristiani.


Come promuovere l’amicizia

Paolo utilizza due strategie principali per incoraggiare i filippesi a coltivare l’amicizia. La prima consiste nell’imitare le virtù incarnate in Cristo (cfr. Filippesi 2:5-8) e in Paolo stesso (cfr. 3:4-10). Un altro approccio è prendere le distanze da coloro che si oppongono.

Paolo incoraggia esplicitamente a imitare Cristo. Esorta i filippesi ad allineare i loro pensieri a quelli di Cristo (cfr. 2:2,5). Adatta un antico inno cristiano in Filippesi 2:2-11 per presentare Gesù come esempio per eccellenza di umiltà e sacrificio. Queste due qualità, umiltà e sacrificio, sono spesso necessarie per costruire un’amicizia solida.

Al contrario, la presenza degli oppositori rappresenta una minaccia per i cristiani di Filippi. In quanto nemici del vangelo (cfr. Filippesi 3:18), sono in ostilità con i credenti. Manifestando vizi come invidia, ambizione egoistica (cfr. 1:15-17), vanagloria (cfr. 2:3), ricerca dei propri interessi (cfr. 2:21), avidità e superbia (cfr. 3:19), rischiano di minare l’amicizia all’interno della comunità dei fedeli. Perciò, una strategia per favorire l’amicizia è prendere le distanze da questi oppositori che, con i loro vizi, mettono in pericolo l’armonia della comunità credente di Filippi.

Un noto canto cristiano di Michael W. Smith dice: “Friends are friends forever if the Lord is Lord of them” (“Gli amici restano amici per sempre se il Signore è il loro Signore”). Allo stesso modo, Paolo desidera che i filippesi godano di una duratura amicizia cristiana. Sa che, quando questi legami di amicizia si rafforzano, pace e gioia fioriscono.

La penna ispirata di Ellen White ci ricorda: “Le cose andranno male per tutti; la tristezza e lo scoraggiamento gravano su ogni anima; allora una presenza personale, un amico che sappia consolare e infondere forza, respingerà i dardi del nemico che mirano a distruggere. Gli amici cristiani non sono neppure la metà di quanti dovrebbero essere. Nelle ore di tentazione, in un momento di crisi, quanto vale un vero amico! In tali momenti Satana manda i suoi agenti per far inciampare le membra vacillanti; ma i veri amici, che sanno consigliare, che sanno comunicare una speranza magnetica, quella fede calma che solleva l’anima, oh, un aiuto simile vale più di perle preziose”.

Oggi la nostra comunità cristiana dovrebbe essere caratterizzata da amicizie che vadano oltre il semplice saluto settimanale in chiesa. L’amicizia cristiana mostra un’autentica cura e attenzione per gli altri membri della comunità. Tuttavia, è essenziale stabilire dei confini perché autentiche amicizie cristiane possano fiorire. Seguendo l’esempio di Cristo, dobbiamo mettere da parte l’ambizione egoistica. L’amicizia deve poggiare su relazioni calorose, amorevoli e disinteressate. Un’amicizia di questo tipo crea un ambiente in cui ogni membro può crescere e diventare un agente di pace nel mondo. Cristo ci ha lasciato un esempio di sacrificio per coltivare una vera amicizia. Attribuendoci gli insegnamenti della lettera ai Filippesi, impegniamoci a fare delle nostre chiese luoghi di autentiche amicizie.


Di Hensley Gundagoo, docente del Nuovo Testamento presso l’università di Avondale

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2026/01/26/philippians-the-epistle-of-friendship/

Traduzione: Tiziana Calà

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