Daniele: imparare ad aspettare i tempi di Dio

Di Magazine Avventista

Se fai una lista dei profeti della Scrittura, questo profeta sarà probabilmente nella top cinque di tutti; non tanto per ciò che ha profetizzato, ma per ciò che ha fatto. Un uomo menzionato da Gesù (cfr. Matteo 24:15) più di 500 anni dopo che il suo libro fu scritto. Un uomo che avrebbe avuto tutte le scuse per voltare le spalle al Signore, ma che invece rimase fedele in ogni aspetto della vita. Un uomo di Dio che fu posto nei palazzi di molteplici imperi mondiali grazie al suo “spirito straordinario” (Daniele 5:10-12,14; 6:4). Una vera ispirazione e conforto per tutti coloro che sono venuti dopo di lui. Tuttavia, era umano come noi, con gusti, passioni, aspirazioni. Ma “prese in cuor suo la decisione” (Daniele 1:8) di essere completamente devoto nei confronti del Re dei re, anche se ciò significava andare contro un altro comando di un uomo chiamato “re dei re”. Ovviamente, sto parlando di Daniele.

Le lezioni che possiamo trarre dalle vite di Daniele, Anania, Misael e Azaria sono semplicemente straordinarie, specialmente per come riguardano eventi attuali e futuri nel nostro mondo. Dimostrano anche come possiamo vivere rispondendo a ciò che Dio desidera che diventiamo: il suo popolo. Vuole essere il nostro Dio, affinché noi siamo il suo popolo (cfr. Geremia 31:31-34).

Ripercorrere tutta la vita di Daniele e vedere come Dio lo abbia usato in poche righe è troppo difficile, e conosciamo molto bene i racconti storici dei primi sei capitoli. Quindi parleremo di una sola lezione dalla sezione profetica di Daniele; di come questo insegnamento mi ha incoraggiato e di come, spero, incoraggerà anche te.

Nel primo anno di regno di Baltazzar, Daniele ha la sua prima visione, riportata nel settimo capitolo. Qui vede quattro bestie selvagge uscire fuori dall’acqua e resta confuso da ciò che vede. Chiede il significato, ma non ottiene una spiegazione completa. Ci sono stati momenti nella mia vita, e sono sicuro anche nella tua, in cui si hanno domande difficili, che poniamo a Dio, senza che questi sembra voler rispondere. “Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio” (Deuteronomio 29:28), ma il fatto che non riveli subito qualcosa non significa che non ci ami. A volte preghiamo per qualcosa e solo anni dopo capiamo pienamente perché Dio “si è riservato il diritto di rispondere”, principalmente a causa della nostra mancanza di comprensione.

Pensa a una volta in cui hai aspettato una risposta da Dio, ma non è arrivata subito. Qual è stata la tua reazione? Ti sei arrabbiato? Hai aspettato pazientemente la sua risposta? Dio tiene così tanto a te che a volte non risponde, semplicemente perché non siamo pronti a ricevere la risposta alle nostre preghiere. Ma stai sicuro che quelle preghiere sono registrate in cielo e Dio risponderà nel suo tempo e a modo suo.

Essendo cresciuto in chiesa, leggevo le storie di Daniele, ammirando la sua costanza, gentilezza, attenzione ai dettagli e ammirando il Dio che lo ha sostenuto nelle situazioni che conosciamo così bene. Daniele permise a Dio di usarlo perché si fidava completamente di lui, qualcosa che tutti noi dobbiamo imparare. A volte Dio deve portarci in basso prima di poterci rialzare di nuovo. È successo anche a me qualche anno fa.

È sorprendente quando esteriormente qualcuno sembra “una roccia” nella fede, ma dentro si fanno domande sul “perché Dio sta permettendo che questo mi accada?”. È quello che è successo a me qualche anno fa, quando Dio mi ha portato in una valle quando meno me lo aspettavo. Ho discusso con Dio sul perché abbia permesso che alcune cose non funzionassero nella mia vita. Piangevo mentre pregavo e discutevo su come le cose sembravano andare bene, e perché Dio stesse lasciando crollare le fondamenta che pensavo mi avesse dato. Mi sono sentito così frustrato che ho dato a Dio un ultimatum: “Se non mi mostri il tuo amore nei prossimi 12 mesi, me ne andrò e non tornerò più”.

Ripensandoci, non avevo niente di cui lamentarmi. Avevo una famiglia fantastica, ero attivo nel lavoro e in chiesa, eppure c’era qualcosa (o qualcuno) che mancava. L’unica cosa che sono grato di aver fatto, però, è dare a Dio una possibilità. Come Daniele, anche senza tutte le risposte, ho dovuto imparare ad aspettare il Signore e lasciar fare a lui (cfr. Salmo 27:14).

I giorni passavano, le settimane passavano, i mesi passavano. Nulla sembrava cambiare. Ma ho imparato che quando tu non stai facendo nulla, Dio sta facendo qualcosa. La mia Bibbia intrisa di lacrime è diventata il libro più importante per me in quel periodo della vita, e lo è ancora oggi. I momenti in cui stavo da solo leggendo la sua Parola, pregando e vedendo la sua Persona rivelarsi erano tra le esperienze migliori della mia vita. Ci sono stati momenti in cui, come Daniele, non capivo il perché, ma sapevo che se Dio mi amava, sarebbe stato fedele. Alla fine di quei 12 mesi, ne sono uscito così felice di aver dato a Dio quell’opportunità e di non aver rotto la mia relazione con lui. Mi ha dimostrato che mi ama e che è fedele (cfr. 2 Timoteo 2:13). Ecco come so che ama anche te, che è fedele verso di te e vuole che tu faccia parte del suo popolo. Potremmo aspettare anni, persino decenni, ma Dio ha sempre una risposta. Non ti abbandonerà mai!

Daniele ha aspettato due anni interi prima di ricevere la risposta di Dio alla prima visione. Indovina? Con un’altra visione! Riportata nell’ottavo capitolo di Daniele, questa visione amplia la visione del settimo capitolo, ma lascia Daniele ancora più confuso! Capisce di più riguardo al piccolo corno, ma quando si tratta dei 2.300 giorni, Dio gli dice che questa parte riguarda “un tempo lontano” (Daniele 8:26). Daniele non ce la fa più. Sviene e la visione si interrompe. Resta malato per molti giorni, anche se continua a essere fedele sia agli affari del re sia a quelli del Re dei re. Anche quando riceviamo una risposta dalla Parola di Dio e dalle testimonianze che non ci piacciono, abbiamo comunque una scelta da fare. Fidarsi di lui (cfr. Proverbi 3:5-6; Isaia 55:6-10), sapendo che farà ogni cosa per la sua gloria (cfr. Filippesi 2:13; Romani 8:28), oppure allontanarsi. Daniele decide di restare con Dio. Decide di continuare a fare del Signore il suo Dio, anche quando non capisce tutto ciò che Dio gli ha mostrato.

C’è una ragione per cui Dio ha fatto questo: affinché noi, che viviamo nel tempo in cui il piccolo libro di Daniele è aperto (cfr. Daniele 8:26; 12:9; Apocalisse 10:8-11), possiamo leggerlo, capirlo e abbinarlo al suo gemello: l’Apocalisse. Dottrine meravigliose che rivelano l’amore di Dio, come la sua opera nel santuario celeste, il giudizio investigativo, la prima e seconda venuta di Gesù, elementi che, quando analizzati alla luce della Bibbia, ci mostrano quanto Dio desideri ancora che “chiunque crede” (Giovanni 3:16) venga e faccia parte del suo popolo (cfr. 2 Pietro 3:9). Lascia che le parole di Daniele ti parlino, e scopri quanto Dio ti ama e desidera che tu sia in cielo con lui (cfr. Daniele 12:13).


Di John Duncan, che è un insegnante presso il Mountain View Adventist College.

Fonte: https://record.adventistchurch.com/2025/10/28/daniel-learning-to-wait-on-gods-timing/

Traduzione: Tiziana Calà

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